Ecco, più o meno, le ultime parole che mi sono sentita dire dall'ultimo balordo di turno.
Tra l'altro, tutto ciò si ricollega perfettamente a uno dei miei ultimi post in cui si parlava di uomini che piangono al mio cospetto. Anche lui ha pianto, parecchio, come un bambino.
Poi puffff, via come il vento.
Quindi, archiviato anche questo. Peccato perché ci avevo investito del tempo ma si sa, in periodi di crisi economica come questo, gli investimenti spesso non vanno a buon fine. Come se ora mi mettessi a comprare casa in Grecia, per dire.
Nel frattempo, probabilmente sto emanando secchiate di feromoni perché qui spuntano come funghi.
Sabato ho conosciuto uno carino che mi ha ricatapultata indietro al 2006 nel momento in cui, dopo che abbiamo chiacchierato per un bel po' ed ero consapevole del fatto che fosse più giovane, ho avuto la malaugurata idea di chiedergli di che anno fosse.
MILLENOVECENTONOVANTA.
E' maggiorenne anche negli Stati Uniti, come suggerisce una mia amica. Dopo la serata mi contatta su facebook e mi dice che è stato un peccato non poter continuare la conversazione. Io mi sono sentita molto in imbarazzo, devo ammettere. Più che altro una parola continuava a riecheggiarmi nella mente: MILLENOVECENTONOVANTA.
Nel frattempo, porto avanti la missione della figura non ben identificata di cui al post precedente. Tempi lunghi significheranno ....?
Vi terrò aggiornate.
lunedì 23 gennaio 2012
venerdì 11 novembre 2011
Premestruo
Ho passato una giornata in una casa che non è la mia e piuttosto controvoglia, a monte. Ma l’ho fatto lo stesso. Ora sono le 20.27 e mi sto chiedendo insistentemente, da un po’, che cazzo mi abbia portato, ancora, a fare questa stronzata. Soprattutto perché la giornata l’ho passata pressoché da sola e probabilmente, a casa di un amico o di un’amica, non l’avrei passata così “disturbata”. Invece sentirmi così mi riporta naturalmente indietro a pensare ad atteggiamenti sbagliati che ho avuto, a decisioni sbagliate che ho preso e che non mi hanno lasciato essere felice.
Passare una giornata chiusa in casa non è cosa che mi disturba. Passare una giornata chiusa in una casa che non è la mia è cosa che mi disturba assai. Non ero prigioniera, ci mancherebbe altro, avevo pure un mazzo di chiavi (della porta di questa casa qui, s’intende). Sarei potuta uscire a fare due passi, in una città/paesone che non è la mia/il mio, a dare un’occhiata in giro in effetti. Ma ho cose da fare.
L’evolversi degli eventi nelle ultime 24 ore mi fa inevitabilmente pensare al passato e temo che questa relazione si rivelerà essere esattamente come le altre. Io divento accomodante, divento la compagna perfetta che è sempre lì, che c’è sempre. A chi non piacerebbe oh. E io in effetti dovrei essere felice di sentirmi dire che è bello tornare a casa e trovarmi qui. (in una casa che non è la mia e dove sono venuta portandomi un cambio, dentro a una valigia contenente anche due dizionari per svolgere il mio lavoro. Era pure un po’ freddino ma io sto zitta e non vado a cercare nemmeno come alzare il cazzo di riscaldamento). NON PUOI LAMENTARTI, mi urla il mio cervello. Ma in realtà mi sento disturbata quest’oggi.
Sputare fuori quello che mi disturba.
Ci provo. Essere data per scontata. Ho come l’impressione che chi ho davanti non abbia una grandissima propensione a capire come sono io e temo che qui stia passando il tempo con una me che cerca di farsi andare bene le situazioni, con il sorriso. La realtà è che mi sta venendo da piangere. Sono qui in un letto scrivendo cazzate al computer (un letto che non è il mio. Il computer, sì). Mentre un lui si è fatto la doccia e si sta asciugando i capelli. Deve riuscire per andare a lavorare. Ci mancherebbe, il lavoro è lavoro. Mi sento una stupida perché sarei dovuta essere io quella che, stamattina, si alzava e molto garbatamente diceva “io vado a casa mia, ci sentiamo quando hai finito di lavorare”. Invece, non so, mi faccio fregare? Con le parole dolci? Mi chiedo che cosa sia, a fregarmi. Perché oggi è sabato e lui doveva lavorare, ma non una giornata continuativa, sarebbe tornato a casa, usciva a fare dei servizi veloci e poi tornava. Io che sono stupida e forse anche un po’ masochista, mi sono portata il lavoro qui, pensando che tanto nel pomeriggio sarebbe stato libero. Ma il lavoro è imprevedibile e quindi l’ultimo servizio è alle nove. Lui sostiene che alle nove e mezzo sarà a casa, ma io lo conosco e credo che non arriverà prima delle dieci.
ASSOLUTAMENTE NIENTE DI MALE, davvero. Il male è questa mia terribile sensazione di essermi rituffata, o di aver ricreato, la stessa cazzo di situazione di sempre.
Questa casa mi piace un casino, vorrei che fosse mia. Ma in un sogno, nel senso, così, giusto per pensarci, questo non vuol dire che io stia qui e mi senta perfettamente a mio agio. Principalmente perché la mente mi va al passato e (si possono mettere due “principalmente?”) perché continuo a pensare che a casa mia avrei avuto un sacco di cose da fare. Non avrei saputo che cazzo fare qui, se fossi uscita. L’unica persona che conosco, qui, l’ho chiamata, ma non abita in centro e io avevo la macchina in ostaggio.
(ok, detto così è veramente tremendo. Però ieri abbiamo messo la mia macchina nel garage, di cui chiaramente non ho le chiavi. Mi erano rimaste le chiavi della macchina. Uscendo dal garage ho anche detto (ridendo, ma in realtà l’ho pensato davvero) che mi sembrerà di essere incatenata, o una cosa così. E in effetti così è stato – magari mi sono autoconvinta).
Quindi la giornata è andata che ci siamo alzati, lui è uscito per andare a lavorare e io ho lavorato qui a mia volta. Poi lui è effettivamente tornato a casa varie volte, ma nei momenti in cui era qui doveva lavorare al computer, per i servizi, per poi riuscire a lavorare.
Onestamente, sarebbe stata una meravigliosa giornata di routine, se fossi stata a casa mia o se non stessimo insieme da due mesi (oddio no, aspetta, che ‘altro giorno lui mi ha detto che è libero, giusto, lui è libero. Anch’io quindi, no? E allora, se sono libera, che cazzo ho fatto tutto il giorno in casa sua mentre lui non c’era? Perché ero qui e non a casa mia?). Vivere una giornata di routine qui dentro mi ha un po’ destabilizzata. Mi dispiace anche perché non è colpa sua se è stato fuori tutto il giorno. Nel senso, lui non sapeva che l’avrebbero chiamato per fare così tante uscite, quindi non sto dando colpe né accusando. Sì, anzi, colpa e accuse a me, che sono stata un’estrema deficiente, a stare qui a piangermi addosso.
Cazzo avevo la macchina in ostaggio però.
Poi mi scoccia perché non voglio far arrabbiare la gente. Se all’una gli avessi detto che me ne volevo andare a casa mia di certo avrebbe capito, ma ci sarebbe rimasto male, allora io cosa faccio? Piuttosto mi faccio due coglioni così, per fare un piacere a lui. È sempre-la-solita-storia-che-si-ripete.
O sono io che adesso ho paura e quindi cerco in tutti i modi di tirarmi indietro?
Non so. Ah ecco. Non mi dispiace stare in questa casa, anzi, perché l’ho detto che questa casa mi piace. Solo che non vive solo (almeno mi viene da sorridere a pensare quando, da poco conosciuti, per dirmi che ha una coinquilina mi ha detto “sai, io convivo, con una ragazza”. È decisamente poco malizioso. No aspetta, ieri sera ha detto che non gli piace che gli si dica “sei…poco malizioso, simpatico, alto, peloso, eccetera”. Questo è dare una definizione della persona (oddio forse parlava solo dei tratti caratteriali, non di quelli fisici che in effetti potrebbero essere dati di fatto, ma anche qui potrebbe nascere una nuova discussione al riguardo. Poi avevo veramente sonno. Lui di notte produce un casino, io di notte ho sonno. Anche se sono convinta che anch’io produrrei un casino, di notte) e non è bello dare le definizioni delle persone perché automaticamente le rinchiudi in uno schema, in un quadretto, e no non va bene. Allora ecco: mi appare una persona decisamente poco maliziosa (spero di aver scritto giusto).
Sì ecco poi mi perdo. Giusto, non vive solo, quindi c’è la cucina in comune, mi sembra sempre di rompere i coglioni. E comunque non è casa mia e non è la mia coinquilina e se la coinquilina fossi io probabilmente non me ne fregherebbe un cazzo di stare a chiacchierare con…oddio…l’amica (libera) del mio coinquilino, che gira per casa mia con ai piedi delle pantofole rosa che tanti altri piedi di donna hanno indossato (e stranamente, l’idea non mi da neppure fastidio! I miei piedi stanno cambiando, ho sempre sostenuto che lì dentro, tra malleolo e perone, c’è di certo un cervelletto autonomo, nei miei piedi.). Insomma, queste 24 ore mi hanno decisamente fatta sentire in gabbia, con la macchina in gabbia, con il cervello in gabbia, eppure avevo a disposizione le chiavi di casa. Ma io ormai avevo deciso che non volevo andare a fare due passi in una città che non è la mia quando sarei potuta essere a casa. Perché? Perché in realtà ero qui ogni volta che lui è tornato e ogni volta lui era contento di trovarmi qui e quindi questo mi fa piacere, forse sono un pochetto masochista, io.
Sono bravissima comunque, veramente brava, la donna perfetta. E non lo dico ironicamente, lo sono davvero. Solo che poi tanto, a lungo andare, tutti scelgono le altre, eh già. Quindi forse è il caso di ribaltare questa situazione e stasera, durante la pizza, questa giornata peserà sul groppone (sicuramente solo il mio e quando sarà ora di andare a letto, in questo letto ci sarà un lui felice e una lei che piange lacrime di coccodrillo. Le situazioni sono dure a cambiare!).
martedì 26 aprile 2011
Bambini, furgoni e sorprese
La storia è questa:
Esiste una figura non ben identificata che andrebbe scoperta, in tutte le sue forme.
Ed essendo ancora in veste di Sandy, questo obiettivo deve essere portato a termine, o almeno ci provo.
Insomma il tizio in questione ha la reputazione di Superpiedone, ma il mio obiettivo è quello di sfatare la leggenda, o di confermarla, in base al risultato finale.
Quindi, il Superpiedone montanaro è stato in vacanza in Tailandia e ha portato con se delle fantastiche calamite per il frigorifero. Tutto nasce quindi da qui, e da un mio sms in cui gli chiedo di regalarmene una, di queste calamite. La sua risposta è molto da piacione, e come faccio a dimenticarmi di te, certo che ti porto la calamita, però insomma poi sei in debito.
Sandy Boo odia avere debiti.
Soprattutto nei confronti di un possibile superpiedone.
Quando però il superpiedone in questione non è abituato ad avere a che fare con una menda, la cosa si fa alquanto complicata. Mi scrive infatti, nella giornata di ieri, via sms, "Ma allora la calamita?"
Probabilmente era ubriaco, come facevo io 10 anni fa (vabbé dai, anche 6) quando dovevo scrivere messaggi a qualcuno che mi piaceva, aspettavo di avere bevuto per fare delle telefonate o inviare dei messaggi. Solo che poi io ho deciso che "Per favore, quando sono ubriaca levatemi il cellulare di mano".
C'è chi cresce prima e chi dopo, durante l'infanzia.
Inizia quindi uno scambio di messaggi, al termine del quale il superpiedone viene colto alla sprovvista quando, facecndo il piacione e "te la porto io o vieni a prendertela" gli rispondo di portarmela lui, sta cacchio di calamita, e gli do pure il mio indirizzo di casa. Credo che si sia sentito preso in contropiede.
Ci sono decisamente troppo poche mende in questo mondo. L'universo maschile non è addestrato abbastanza bene.
Infatti poi è arrivato, il superpiedone con calamita al seguito.
Non è successo niente, qui in montagna il mondo è rimasto indietro anni luce, non posso rischiare di svelare così la mia vera natura di menda, rischiando di dover cambiare la mia copertura per il primo deficiente di turno. C'è da camminare con i piedi di piombo, e da utilizzare tempi molto dilatati rispetto al normale.
Alla fine abbiamo solo chiacchierato, per quanto lui abbia avuto qualche stralcio di "mi butto mi butto mi butto".
Forse voleva solo buttarsi dalla finestra, ma poi si è reso conto che di finestre non ce ne sono, sono tutte porte e, soprattutto, abito al piano terra.
Vale la pena però di riportare un pezzo del discorso che ho fatto poco dopo con Ava, in una chat:
Ava mi scrive, alle ore 23:18:
attenzione..... bimbo figo+ ultima relazione disastrosa+cazzo grosso+ sesso gratificante= incintapercaso.......ha mica un furgone?
Sandy, alle ore 23:19
no
ha un....
CONCESSIONARIO
Esiste una figura non ben identificata che andrebbe scoperta, in tutte le sue forme.
Ed essendo ancora in veste di Sandy, questo obiettivo deve essere portato a termine, o almeno ci provo.
Insomma il tizio in questione ha la reputazione di Superpiedone, ma il mio obiettivo è quello di sfatare la leggenda, o di confermarla, in base al risultato finale.
Quindi, il Superpiedone montanaro è stato in vacanza in Tailandia e ha portato con se delle fantastiche calamite per il frigorifero. Tutto nasce quindi da qui, e da un mio sms in cui gli chiedo di regalarmene una, di queste calamite. La sua risposta è molto da piacione, e come faccio a dimenticarmi di te, certo che ti porto la calamita, però insomma poi sei in debito.
Sandy Boo odia avere debiti.
Soprattutto nei confronti di un possibile superpiedone.
Quando però il superpiedone in questione non è abituato ad avere a che fare con una menda, la cosa si fa alquanto complicata. Mi scrive infatti, nella giornata di ieri, via sms, "Ma allora la calamita?"
Probabilmente era ubriaco, come facevo io 10 anni fa (vabbé dai, anche 6) quando dovevo scrivere messaggi a qualcuno che mi piaceva, aspettavo di avere bevuto per fare delle telefonate o inviare dei messaggi. Solo che poi io ho deciso che "Per favore, quando sono ubriaca levatemi il cellulare di mano".
C'è chi cresce prima e chi dopo, durante l'infanzia.
Inizia quindi uno scambio di messaggi, al termine del quale il superpiedone viene colto alla sprovvista quando, facecndo il piacione e "te la porto io o vieni a prendertela" gli rispondo di portarmela lui, sta cacchio di calamita, e gli do pure il mio indirizzo di casa. Credo che si sia sentito preso in contropiede.
Ci sono decisamente troppo poche mende in questo mondo. L'universo maschile non è addestrato abbastanza bene.
Infatti poi è arrivato, il superpiedone con calamita al seguito.
Non è successo niente, qui in montagna il mondo è rimasto indietro anni luce, non posso rischiare di svelare così la mia vera natura di menda, rischiando di dover cambiare la mia copertura per il primo deficiente di turno. C'è da camminare con i piedi di piombo, e da utilizzare tempi molto dilatati rispetto al normale.
Alla fine abbiamo solo chiacchierato, per quanto lui abbia avuto qualche stralcio di "mi butto mi butto mi butto".
Forse voleva solo buttarsi dalla finestra, ma poi si è reso conto che di finestre non ce ne sono, sono tutte porte e, soprattutto, abito al piano terra.
Vale la pena però di riportare un pezzo del discorso che ho fatto poco dopo con Ava, in una chat:
Ava mi scrive, alle ore 23:18:
attenzione..... bimbo figo+ ultima relazione disastrosa+cazzo grosso+ sesso gratificante= incintapercaso.......ha mica un furgone?
Sandy, alle ore 23:19
no
ha un....
CONCESSIONARIO
sabato 23 aprile 2011
Poverini, gli uomini
Chissà perché tutti gli uomini con i quali ho avuto una relazione alla fine piangono, in un modo o nell'altro.
Alcuni piangono davvero, insomma credo alla loro commozione. Per quanto riguarda altri, sono convinta che lo facciano solo per dimostrarsi sensibili, costringendosi al pianto solo per farsi belli, per farsi notare, o compatire.
Di certo, tutti, dico TUTTI, alla fine se ne escono con un "tu sei la compagna perfetta, quella con cui costruirsi una famiglia". Uno degli ultimi commenti che ho ricevuto è stato "tu sei Donna che sa far star bene il suo compagno, ci sei al 100% e io non ho saputo darti la serenità che meriti". Accompagnato da una serie di scuse sul presente sul passato sul futuro. Donna era maiuscolo, non ho fatto un errore di battitura.
Bene...
Io mi chiedo allora: come mai sono single? Come mai prima o poi mi sento dire queste cose? E' un pò come il vecchio "non sei tu, sono io che non ti merito"! Almeno gli uomini si sono un pò evoluti e hanno smesso di dire le solite cazzate, ma ne dicono altre ben più grosse.
Dove sono finiti gli Uomini con la maiuscola che possano stare con una Donna quale, a quanto pare, sono io?
Non sopporto di chiudere una relazione e trovarmi davanti l'uomo di turno che piange. Insomma, io mi trattengo, può essere che a un certo punto io scoppi e mi commuova (ma solitamente se piango è solo per me stessa), ma tu, UOMO, cazzo piangi a fare? O meglio, perché ti infili in un lunghissimo piagnisteo che non finisce mai?
Non sopporto di dover continuare a parlarti rischiando di diventare pesante e cattiva, di creare una situazione in cui io sono il diavolo e tu, davanti a me, mi guardi con la faccia da cane bastonato e ti fai venire gli occhi rossi. Insomma, mi fai sentire una merda.
Poi la relazione finisce e cominci a guardarti intorno e ti rendi conto che il mondo è pieno di questa gente. Sono deboli? Non sono mai cresciuti?
Ieri ho incontrato uno, che ogni tanto incontro in giro. Ero seduta a un tavolino a prendere un aperitivo, e a quanto pare quando è arrivato mi ha salutata da lontano, dice lui sbracciandosi, e io non l'ho notato. Insomma, non sei il centro del mondo, ma poi quando l'ho visto e l'ho salutato, mi ha immediatamente fatto notare la cosa. Ti sei offeso?
Abbiamo scambiato due parole, poi quando se ne stava andando, sempre da lontano ha provato a salutarmi e io non l'ho sentito. Allora che fa? Mi tira uno scontrino del bar accartocciato, in modo da attirare la mia attenzione e, a voce alta, mi dice "Ciao eh! Io vado!".
Un pò come quando, alle medie, i compagni di classe ti tiravano le palline di carta dopo che se l'erano passate nella saliva, così erano più pesanti, e poi ti prendevano in giro. Era il loro modo per dirti che gli piacevi.
Alle medie.
martedì 19 aprile 2011
Libera la menda che c'è in te
L'altro giorno ho conosciuto una ragazza.
Nelle sembianze di Sandy mi piacciono tanto le donne, mi serve avere donne intorno.
Questa donna mi ha detto, una volta scoperto il mio animo di Sandy, "mi piacerebbe riuscire ad avere una relazione senza annullarmi".
Ha ragione. Non si tratta di un vero e proprio ANNULLAMENTO quello che avviene nel cervello e nell'atteggiamento di tante noi. Ma è un ADATTAMENTO ESTREMO all'altro, che solitamente non è molto uomo altrimenti non permetterebbe tutto questo. Un UOMO ti apprezza per quello che sei, da subito, non per quello che diventi per lui.
Ma come faccio a dare consigli se io sono la prima a sbagliare?
In realtà, quando sono in queste vesti, sono bravissima a dare consigli, il problema è quando annego anch'io nella situazione di gheisha e non capisco più un cazzo. Il problema vero sono le persone che ci stanno intorno, questi esseri che si spacciano per uomini ma che cercano una mamma, un'amante e una colf, tutte insieme, tutte perfette, per continuare allegramente a farsi la propria vita, controllandoci.
Non sono mica tutti così, sia chiaro. Ma ovviamente se noi ci poniamo a testa bassa (o a novanta??) per stare al loro gioco, inevitabilmente veniamo fregate.
Quindi va a finire che per alcuni mesi ti ritrovi in queste condizioni, poi inevitabilmente ti stufi, scoppi, ritorni ad essere single e al tuo stato di menda, che covava dentro aspettando solo di uscire. Fare la menda in Trentino è piuttosto difficile, ma a Viareggio direi che mi è riuscito benissimo.
Nelle sembianze di Sandy mi piacciono tanto le donne, mi serve avere donne intorno.
Questa donna mi ha detto, una volta scoperto il mio animo di Sandy, "mi piacerebbe riuscire ad avere una relazione senza annullarmi".
Ha ragione. Non si tratta di un vero e proprio ANNULLAMENTO quello che avviene nel cervello e nell'atteggiamento di tante noi. Ma è un ADATTAMENTO ESTREMO all'altro, che solitamente non è molto uomo altrimenti non permetterebbe tutto questo. Un UOMO ti apprezza per quello che sei, da subito, non per quello che diventi per lui.
Ma come faccio a dare consigli se io sono la prima a sbagliare?
In realtà, quando sono in queste vesti, sono bravissima a dare consigli, il problema è quando annego anch'io nella situazione di gheisha e non capisco più un cazzo. Il problema vero sono le persone che ci stanno intorno, questi esseri che si spacciano per uomini ma che cercano una mamma, un'amante e una colf, tutte insieme, tutte perfette, per continuare allegramente a farsi la propria vita, controllandoci.
Non sono mica tutti così, sia chiaro. Ma ovviamente se noi ci poniamo a testa bassa (o a novanta??) per stare al loro gioco, inevitabilmente veniamo fregate.
Quindi va a finire che per alcuni mesi ti ritrovi in queste condizioni, poi inevitabilmente ti stufi, scoppi, ritorni ad essere single e al tuo stato di menda, che covava dentro aspettando solo di uscire. Fare la menda in Trentino è piuttosto difficile, ma a Viareggio direi che mi è riuscito benissimo.
Vuoto a perdere
Passa il tempo, le cose rimangono le stesse.
O le cose ritornano a essere come prima, anche.
Ho passato un magnifico fine settimana insieme alle mie Mende. Dopo due anni di lontananza, mi piace finire la serata in macchina con Ava e Fury che discutono tra loro, e ogni volta è un deja-vu, perché da anni i fine serata sono sempre uguali. E mi mancano tanto.
Mi piace uscire con le mende e vedere che le cose non sono cambiate.
Mi piace constatare che Sandy Boo è uno spirito latente che nonostante tutto è sempre li, da qualche parte, e aspetta solo di uscire fuori.
Ho scoperto che Sandy Boo rappresenta la vita da single, è quel modello di donna di cui tutti gli uomini hanno paura e che non si preoccupano di non far soffrire, perché tanto, in quanto entità unica e indistruttibile, non soffrirà mai.
Gli anni passano ma sono almeno 6 anni che sostengo di avere trent'anni. Prima di averli, e anche dopo. Alla fine è un'età perfetta, la via di mezzo che ti fa sentire grande, prima, e sempre giovane, dopo. I trent'anni sono un'età particolare, dico io, ma ancora non sono riuscita a capire se sia una cosa positiva o negativa. Negativa perché gli uomini, a trent'anni, non sono ancora uomini. Anche se continuo a sostenere che chi non è uomo a trent'anni, non lo diventerà mai.
Positiva perché ti senti il centro del mondo, perché hai tutta una vita davanti e credi di poter fare ancora tutto.
E un po' è vero, care le mie mende.
Sandy Boo è ancora single, nonostante svariati tentativi. Un vuoto a perdere.
Ma io faccio la raccolta differenziata, quindi le bottiglie basta lavarle bene e lasciarle li, che la prossima volta saranno come nuove.
O le cose ritornano a essere come prima, anche.
Ho passato un magnifico fine settimana insieme alle mie Mende. Dopo due anni di lontananza, mi piace finire la serata in macchina con Ava e Fury che discutono tra loro, e ogni volta è un deja-vu, perché da anni i fine serata sono sempre uguali. E mi mancano tanto.
Mi piace uscire con le mende e vedere che le cose non sono cambiate.
Mi piace constatare che Sandy Boo è uno spirito latente che nonostante tutto è sempre li, da qualche parte, e aspetta solo di uscire fuori.
Ho scoperto che Sandy Boo rappresenta la vita da single, è quel modello di donna di cui tutti gli uomini hanno paura e che non si preoccupano di non far soffrire, perché tanto, in quanto entità unica e indistruttibile, non soffrirà mai.
Gli anni passano ma sono almeno 6 anni che sostengo di avere trent'anni. Prima di averli, e anche dopo. Alla fine è un'età perfetta, la via di mezzo che ti fa sentire grande, prima, e sempre giovane, dopo. I trent'anni sono un'età particolare, dico io, ma ancora non sono riuscita a capire se sia una cosa positiva o negativa. Negativa perché gli uomini, a trent'anni, non sono ancora uomini. Anche se continuo a sostenere che chi non è uomo a trent'anni, non lo diventerà mai.
Positiva perché ti senti il centro del mondo, perché hai tutta una vita davanti e credi di poter fare ancora tutto.
E un po' è vero, care le mie mende.
Sandy Boo è ancora single, nonostante svariati tentativi. Un vuoto a perdere.
Ma io faccio la raccolta differenziata, quindi le bottiglie basta lavarle bene e lasciarle li, che la prossima volta saranno come nuove.
giovedì 26 novembre 2009
Minuto che passa, neurone che va
Penso di aver bevuto troppo nella mia vita.
Penso, inoltre, di aver pensato troppo nella mia vita.
Oggi parto per downunder, la terra dei canguri, sbagliando completamente l'orario di partenza del mio volo (per fortuna parte dopo rispetto a quello che pensavo), cosa che mi porterà a 4 ore di attesa in aeroporto. Poco male, posso sempre fare shopping, ma questo, per la mia testa sempre super organizzata, è veramente un'affronto.
Cos'è successo al mio calendario cerebrale?
Ad ogni modo, parto. Arriva l'estate per me. Ritorna il tempo di infilare canottiera e infradito e passeggiare sudacchiando per il troppo caldo. Quindi, nonostante l'attesa che mi si prospetta, sono felice.
Spero solo di non aver sbagliato giorno...
Penso, inoltre, di aver pensato troppo nella mia vita.
Oggi parto per downunder, la terra dei canguri, sbagliando completamente l'orario di partenza del mio volo (per fortuna parte dopo rispetto a quello che pensavo), cosa che mi porterà a 4 ore di attesa in aeroporto. Poco male, posso sempre fare shopping, ma questo, per la mia testa sempre super organizzata, è veramente un'affronto.
Cos'è successo al mio calendario cerebrale?
Ad ogni modo, parto. Arriva l'estate per me. Ritorna il tempo di infilare canottiera e infradito e passeggiare sudacchiando per il troppo caldo. Quindi, nonostante l'attesa che mi si prospetta, sono felice.
Spero solo di non aver sbagliato giorno...
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