Leggere nel senso di lettura.
Leggeri nel senso di leggeri, senza peso, o senza cervello, forse.
Ora, sto leggendo un libro in questi giorni.
Me l'ha prestato l'ometto prima di partire per le vacanze. era lì arrampicato sulla sua libreria e mi ha detto "lo vuoi leggere un bel libro?"
Bè chiaro, dico io.
Insomma questo libro è di Terzani, che se devo essere sincera non lo sapevo bene bene chi era. Poi che altro, non sapevo proprio un cazzo della sua vita. Poi lui mi propone di leggerlo e siccome ogni tanto di fronte a lui mi sento un sacco ignorante, chissà perchè, non ho detto niente, forse sì, solo "non lo conosco, non l'ho letto".
Poi lo leggo.
E siccome mi intrippo con queste cose dello yoga, della meditazione, del kharma e della forza del pensiero, è una figata perchè penso che secondo me era proprio un dovere che io lo leggessi. Come se per caso lui appollaiato sulla sua libreria e per caso io in quel momento ero lì, gli viene in mente di prestarmi quel libro. Perchè io è bene che lo legga.
Insomma ho scoperto che Terzani ha viaggiato un sacco, chiaramente prevalentemente per lavoro, ma lo ha sempre fatto nè da turista nè da viaggiatore (parola che ho sentito per la prima volta, utilizzata seriamente, tipo dieci anni fa da una che parlava di una tizia, e l'ha definita una "viaggiatrice", di quelle persone che non fanno i viaggi da turisti, ma esplorano i luoghi. Cazzate. Perchè se pigli l'aereo e vai a vedere le solite città che fanno a vedere tutti sei un turista come noi comuni mortali).
Lui ha sempre viaggiato per scoprire, per capire, per imparare. Per vivere da dentro ogni luogo in cui andava. A prescindere dal lavoro che stava facendo.
Io vorrei un po' essere lui. Chiaro che questa vita l'ha fatta proprio negli anni in cui avrei voluto vivere anch'io, che ora è tutto più statico, più macchinoso, sembra già di sapere tutto di tutto, basta aprire internet.
Leggo questo libro e piango, una pagina si e una no.
Ora devo solo capire bene perchè mi fa piangere così tanto. Mi commuove, chiaro, ma mi commuovono soprattutto le descrizioni che fa della gente e dei posti, della sua famiglia, di quello che ha fatto per arrivare dove è arrivato. Mi commuove come lui, in ogni nazione nuova, ha sempre cercato di "mimetizzarsi" (pur essendo un bianco e avendo vissuto prevalentemente in Asia, dove se non sei asiatico...bè, si vede), vestendosi sempre come uno del posto e imparando la lingua.
Vorrei essere lui. Averne avuto il coraggio, ecco.
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